Voi lo sapete cos'è Wired? Io si. In breve: una rivista dove si parla di cose nuove, in generale. Una cronaca continua del mondo che cambia, un diario di bordo della generazione chiamata, io credo impropriamente, Nativi Digitali. Solo che questo diario di bordo, nell'ultimo periodo, sembrava si fosse trovato un po' fuori rotta. Con la direzione di Carlo Antonelli, a mio modesto parere, Wired aveva perso il suo mordente, o forse aveva perso gli argomenti di cui parlare. Oddio, forse gli argomenti li aveva finiti all'inizio dell'"Era Antonelliana", nella quale cambiare la linea editoriale è diventato vitale, se non si voleva parlare della miliardesima volta della stessa cosa. Poi però anche Antonelli c'è cascato, piazzandosi comodo sulle stampanti 3D e le smart cities. Le prime non mi toccano minimamente, dato il mio odio verso le stampanti standard e il fatto che non ho mai avuto l'esigenza di farmi da solo le statuette di Goldrake (anche perché non ho statuette di Goldrake e non ho mai visto una puntata di Goldrake). Le seconde neanche, dato che la cosa più smart che ho visto nella città in cui non vivo, ma comunque vado a scuola, è un punto informazioni guasto, ad occhio e croce dotato di Windows XP e schermo touch screen a legna, all'angolo di una strada. Il problema è che le stampanti 3D sono ancora lontane dall'essere di uso comune, le Smar Cities in Italia saranno diffuse completamente forse nel prossimo millennio, e in generale leggere una rivista che ti dice "Questo ci sarà, non si sa quando e non si sa come, ma ci sarà", è un goccio avvilente. È come un padre che porta il figlio su una collina e, invece della solita "Quando sarai grande tutto questo sarà tuo" gli dice "Qui non c'è niente, ma quando sarai morto tuo figlio costruirà un impero". Solo che cose da raccontare ce ne sono eccome, ma l'unico che sembra essersene accorto è il neodirettore (viene diretto spedito sparato da Kataweb) che riesce infilarti il reportage su quello che poi sarebbe diventato lo scandalo Prism e l'intervista agli Anonymous, roba da far accapponare la pelle anche a mia nonna. Articoli ben scritti, di cui uno (quello su Prism o quasi) ben tradotto, interessanti, ben progettati e ben costruiti. Insomma, io ho rinnovato l'abbonamento, non so voi.
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